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Antonio Rosmini
Vita, Virtù, Miracolo, Causa, Iter

 
1. Vita
 
Antonio Rosmini in un ritratto di Francesco Hayez
Antonio Rosmini nasce a Rovereto (Trento) il 24 marzo 1797, secondogenito di Pier Modesto, patrizio del Sacro Romano Impero, e di Giovanna dei Conti Formenti di Biacesa del Garda. Fu Battezzato nella Chiesa Parrocchiale di San Marco in Rovereto il 25 marzo 1797. Sempre nella medesima parrocchia si accostò alla santa Comunione e ricevette la santa Cresima.
La famiglia era dotata di cospicuo censo economico, consolidatosi con l'industria e il commercio della seta; in casa vi era un ambiente sereno e di profonda pietà cristiana. Il giovane Antonio, educato negli studi elementari in casa, frequenta la scuola pubblica per il ginnasio (o scuola di latinità), e per il liceo. Dimostra subito grande intelligenza e vastissimi interessi culturali.
Sul suo orientamento spirituale negli anni dell'adolescenza fa luce una sua annotazione dell'anno 1813 "Quest'anno fu per me anno di grazia, Iddio mi aperse gli occhi su molte cose e conobbi che non vi era altra sapienza che in Dio". Sente, cioè, che Dio deve venire prima di tutto. Il resto della sua vita è dominato da questo sentimento.
Sui 17-18 anni si palesa in lui la vocazione sacerdotale; terrà sempre ferma questa sua decisione anche contro il parere dei genitori, che lo vorrebbero invece continuatore dell'illustre casato. Rosmini viene poi ordinato sacerdote nel 1821. Seguono alcuni anni di raccoglimento, di ritiro, di meditazione e di studio nella casa paterna a Rovereto, in attesa di conoscere con chiarezza quello che Dio vuole da lui per l'impostazione pratica della vita. Attende che sia Dio a "chiamarlo": non vuole scegliere da sé: è il così detto "principio di passività", che significa "essere sempre e tutto a disposizione di Dio".
Intanto si dedica intensamente allo studio; Iddio lo chiama poi, attraverso segni ben precisi, alla fondazione di un Istituto religioso, il cui disegno egli coltiva per anni nella mente e nel cuore. Fonda così, nel 1828, l'Istituto della Carità, che ha per fine la salvezza e la perfezione delle anime dei suoi membri, e, se il Signore chiama, la professione della carità in tutte le sue forme, spirituale, intellettuale, corporale. Nel 1829 il papa Pio VIII, pure approvando il disegno dell'Istituto, dice espressamente a Rosmini che la volontà di Dio per lui era quella di "scrivere libri" ... "per prendere gli uomini con la ragione e per mezzo di questa condurli alla religione". Attraverso le parole del Papa Rosmini si fa in tal modo certo che la sua opera di pensatore e di scrittore è voluta da Dio.

Il seguito della sua vita si svolgerà appunto in questa duplice direzione: il governo dell'Istituto religioso da lui fondato (al quale, qualche anno dopo si aggiungerà la congregazione delle Suore della Provvidenza) e l'opera di pensatore e di scrittore per il rinnovamento della filosofia e teologia cristiana. L'Istituto si svilupperà prima in Italia (soprattutto nell'ambito culturale, dell'educazione alla gioventù, scuole e collegi), ma in pochi anni a Rosmini verrà anche chiesto di inviare religiosi, sacerdoti dell'Istituto della Carità, per le "missioni al popolo" in Inghilterra e Irlanda. Rosmini segue personalmente ogni fondazione; ha somma cura, prima di tutto, di "formare teologicamente e asceticamente i suoi religiosi", per formarli al vero spirito dell'Istituto. È indefesso in quest'opera, con le lettere e i contatti personali. La "direzione spirituale" delle anime sarà del resto sempre una sua cura prioritaria, come lo attesta il suo vastissimo Epistolario.
Nel 1839 (20 settembre) il papa Gregorio XVI approverà l'Istituto della Carità, e nelle Lettere apostoliche di approvazione aggiungerà di sua mano questo elogio di Rosmini, chiamandolo "persona fornita di elevato ed eminente ingegno, adorna di egregie qualità d'animo, sommamente illustre per la scienza delle cose divine ed umane, chiaro per la sua esimia pietà, religione, virtù probità, prudenza e integrità, e splendente di meraviglioso amore e attaccamento alla cattolica religione e all'Apostolica Sede". Nella sua opera di pensatore e di scrittore, che veniva man mano compiendosi con la pubblicazione di diverse opere che investivano tutti i campi del sapere, filosofico, teologico, ascetico, pedagogico, giuridico e politico, ad un certo momento trova grave opposizione da parte di un ristretto gruppo di avversari, i quali semplicemente "accusano" le sue dottrine, filosofiche e teologiche, come devianti dall'ortodossia. Insorgono fervidissimi difensori e, a por fine alla polemica, interviene Gregorio XVI con un decreto di "silenzio" ad ambe le parti, che solo Rosmini diligentemente rispettò. Le accuse contro le sue dottrine si rinnovano poi nel 1848-49, quando Rosmini è a Roma (e a Gaeta) accanto al papa Pio IX che lo vuole cardinale e segretario di Stato. Soprattutto l'Austria non voleva che il Papa desse credito a Rosmini: di qui la campagna di denigrazione contro di lui. Nel 1849 vengono messe all'Indice due operette: "Delle cinque piaghe della Santa Chiesa" e "La costituzione secondo la giustizia sociale"; intanto si addensano gravissime ombre sopra tutte le sue dottrine.
Apparente fallimento umano di Rosmini? Egli invece vede, anche in questi gravi avvenimenti così contrari a lui, un amorosissimo disegno della Provvidenza. Scrivendo ad un sacerdote amico, dice: "Io, meditando la Provvidenza, l'ammiro; ammirandola, l'amo; amandola, la celebro; celebrandola, la ringrazio; ringraziandola, m'empio di letizia. E come farei altrimenti se so per ragione e per fede, e lo sento coll'intimo spirito che tutto ciò che si fa, o voluto o permesso da Dio, è fatto da un eterno, da un infinito, da un essenziale Amore?".
Si ritira a Stresa, dove aveva il noviziato del suo Istituto; continua lo studio e la sua opera di scrittore di opere filosofiche, teologiche e giuridiche; circondato dall'affetto e dalla stima di tante persone che si stringevano a lui per averne guida e aiuto spirituale: tra i tanti ne ricordiamo solo uno, Alessandro Manzoni. Intanto, a Roma, dal 1851 si inizia presso la Congregazione dell'Indice l'esame di tutte le sue opere: esame che si conclude col decreto di "dimissione", cioè di "assoluzione" delle accuse che si facevano alle sue dottrine. Il suo spirito era in regioni ben più alte quando giunse il decreto Dimittantur, del 1854; ne ringraziò il Signore, ma staccato ormai dalle cose terrene. L'aggravarsi del mal di fegato, di cui aveva sofferto tutta la vita, lo portò man mano al passo estremo. Spirò il 1 luglio 1855. Sul letto di morte, aveva lasciato all'amico Alessandro Manzoni, il testamento spirituale: Adorare, Tacere, Godere.

2. Virtù

Le virtù del Servo di Dio Antonio Rosmini sono attestate dai 36 testimoni al Processo Diocesano in perfetto accordo con gli oltre 300 testimoni diretti del Servo di Dio, a lui contemporanei, le cui attestazioni autografe sono custodite nell'Archivio Rosminiano di Stresa. Molte di queste testimonianze costituiscono un'indiscussa garanzia delle virtù del Servo di Dio: sono quelle di Santa Maddalena di Canossa, di San Giovanni Bosco, di San Ludovico da Casoria, del Beato Pio IX, di San Vincenzo Pallotti, di San Gaspare Bertoni, di San Leonardo Murialdo, del beato don Luigi Orione, del beato Contardo Ferrini, di San Giovanni Calabria. Le testimonianze tutte concordano nel dire che: il Servo di Dio A. Rosmini ha espresso costantemente, nella vita e negli scritti, virtù pienamente evangeliche, in grado eroico, magnanimo, estremo. Egli ha lasciato esempio luminosissimo di perfezione morale, sacerdotale e religiosa in ogni tipo di azione e in ogni condizione di vita: civile, religiosa, sacerdotale, pubblica e privata. Ha espresso virtù sia agendo che scrivendo, effondendosi generosamente nel comunicare a chiunque verità divine e sincero amore di Dio e del prossimo, ma prima ancora premurandosi di impegnarsi per primo sulla vita stretta della santità, essendo così d'esempio al prossimo nella: fede, speranza, carità.
Fede. Dal lavacro battesimale Rosmini portò in ogni suo gesto una fede vivissima, manifestata fin da bambino, approfondita e partecipata nella fiorente giovinezza, sempre più riflessa ed eroicamente offerta nell'età adulta. Fede che riespresse tutta intera sul letto di morte, recitando a chiara voce, con i fratelli e fedeli convenuti al suo Viatico, il Credo, lo stesso che recitava ogni mattina al primo risveglio.
Speranza. Questa fede semplice e certa, continuamente attinta e sempre offerta nel seno della Chiesa, fu quella che sostenne la sua ferma speranza, ammirevole nella lieta e imperturbata calma con cui aspettava e affrontava tutti gli eventi, e negli eventi il volere provvidente di Dio. Il suo "costante dolce sorriso" fu ammirato dai testimoni anche nei momenti più tragici della prova. Quando si scatenò contro di lui la furibonda ira del nemico di Dio, egli non se ne meravigliò e non retrocesse dal cammino di bene intrapreso.
Carità. Tutta la sua vita fu vivissima carità di Dio e del prossimo: carità universale, aperta a tutto il bene, dovunque e in chiunque si trovasse; carità come la descrive San Paolo: "paziente, benigna, non invidiosa...", "vincolo della perfezione", unico e potente stimolo del suo agire e del suo patire. Compiva ogni cosa come servo di tutti e per dare a Dio la maggior gloria che potesse. Secondo la sua individuazione delle forme della carità, viveva la carità temporale sovvenendo alle miserie materiali di chiunque ricorresse a lui; viveva la carità intellettuale sovvenendo alla debolezza di mente e di erudizione delle persone, correggendo l'ignoranza e insegnando la verità; e viveva la sua massima carità come carità spirituale, persuadendo gli uomini che il loro fine è quello di essere moralmente giusti e santi, e che solo con esso conseguono la felicità. Anche il suo studio assiduo, ordinato, profondo era carità, avendo come unico oggetto la verità tutta intera, naturale e soprannaturale, e sapendo che solo la verità si esprime in carità. Carità operosissima: mentre pubblicava le numerose opere filosofiche del Sistema della Verità, si prendeva cura della Società della Carità che il Signore lo conduceva a fondare; dava il suo contributo di amore illuminato anche alla società civile, per il bene della Chiesa. Organizzò Collegi-Convitto e un Collegio di Educatori elementari; stese regolamenti per le scuole teologiche, filosofiche, classiche, di metodo; mandò missionari in Inghilterra e vi propagò parecchie istituzioni di educazione e di cura d'anime. Formò e governò l'operoso e ampio sodalizio delle Suore della Provvidenza; predicò gli esercizi spirituali al clero di molte diocesi in Piemonte, in Lombardia e nel Veneto. In tempi difficili, su richiesta delle supreme autorità, si impegnò con missione governativa e pontificia per dare nuovi ordinamenti utili all'Italia e alla Chiesa; attività grandissima e faticosa quanto contrastata. Tutto questo amore in poco più di un quarto di secolo. E come se non avesse altro da fare, mantenne una corrispondenza epistolare oltre ogni immaginazione con ogni genere di persone.

3. Miracolo

Suor Lodovica Noè, al secolo Noè Maria, di Giovanni e di Citti Clementina, nata a Buscate (MI) il 12 settembre 1879 da famiglia di contadini, professa di voti perpetui nella Congregazione Suore della Provvidenza Rosminiane, è stata presumibilmente toccata dalla grazia di un evento miracoloso nell'anno 1927, per intercessione del Servo di Dio Antonio Rosmini. In data 19 marzo 1927, l'allora preposito provinciale dell'Istituto della Carità, padre Giuseppe Sannicolò, scriveva a Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Giuseppe Castelli, Vescovo di Novara, pregandolo di istruire un processo informativo diocesano per raccogliere le testimonianze circa il presunto evento miracoloso. Dai documenti risulta che il Vescovo prontamente inviò il Vicario episcopale a Borgomanero (No) per gli accertamenti dovuti e l'istruzione del processo canonico, come prevedevano le norme allora vigenti. Dalle testimonianze raccolte si evince che sr. Lodovica il 1&grad; gennaio 1927 cominciò una novena in onore di Antonio Rosmini; alcune consorelle erano informate di questa preghiera e spontaneamente si associarono, notando anche che sr. Lodovica, durante la preghiera, applicava sulle parti doloranti l'immagine di Antonio Rosmini. L'annessa storia clinica contiene utili informazioni sull'accaduto, che qui di seguito vengono riportate. La suora era affetta da una tubercolosi ossea del bacino con formazione successiva di ascessi freddi e tubercolosi pleuro-polmonare secondaria. L'affezione, di carattere assai cronico, aveva negli ultimi mesi assunto un decorso più attivo, specie per quanto riguarda la localizzazione secondaria pleuro-polmonare. La febbre si era fatta continua a tipo vespertino, con sudori mattinali, deperimento progressivo dello stato generale, scomparsa dell'appetito e, nelle ultime settimane, dolori addominali profondi nella regione colica sinistra, con meteorismo e turbe intestinali che facevano presumere l'insorgenza di complicanze retro peritoneali, in rapporto con una nuova fase di attività dei focolai osteopatici della fossa iliaca interna di sinistra.
La cura medicamentosa, locale e generale (cura di Calot – iniezioni ipodermiche di guajacol canforato – emoantitossina etc.), non esercitava più alcuna azione apprezzabile sul decorso progressivo della malattia, la quale era entrata in una fase che la comune esperienza indica come terminale nel decorso di queste forme morbose. A riguardo della malattia e della guarigione. sr. Lodovica così si esprime: "Ogni giorno mi si rendeva più difficile il movimento, la nutrizione e la respirazione, perciò io desideravo più di morire che di continuare a vivere in quel modo. Col 1° Gennaio incominciai una novena al V.mo Padre Fondatore, applicando alla parte ammalata alcuni capelli dell'Amato Padre, perché mi liberasse, a Dio piacendo, dalle mie sofferenze. Il 6 gennaio, verso le 11, ebbi una visita provvidenziale della M. R.da Cariss.ma Madre che mi lasciò sul letto due immagini del Padre, inviate a Lei dal Rev.mo Padre Generale. L'impressione provata in quel momento mi è impossibile esprimerla a parole. Le baciai più volte e ne compressi una sul ventre, colla ferma persuasione di ottenere da quel contatto un pronto e sicuro sollievo. Il dubbio mi pareva un'offesa. Il Padre prega con me – pensai - ed avrà pietà della Sua figlia dolorante, e scoppiai in lagrime. Intanto giunse il momento della refezione; gonfia da dieci giorni e impossibilitata a muovermi, avrei volentieri rinunciato a tutto, molto più che la nausea continua mi faceva venire in uggia cibo e bevanda, tuttavia, volli reagire, chiesi due cucchiai di ministra comune che mi sforzai di inghiottire, coricata immobile. Finito, ripresi a sfogarmi coll'Amatissimo Padre, più colle lacrime che colle parole… Oh! buon Padre - gli dicevo confidenzialmente - la Vostra vita fu tutta carità… Abbiate compassione anche di me!… Padre mio, guardate in che stato mi trovo!… Oh! Buon Padre! Pregate anche per me!… Poi passando i grani della corona ripetevo: Venerato Padre Fondatore, fate che in me s'adempia la Volontà del Signore. Mi accorsi che la compagna di camera era molto accorata per me, sospese di mangiare e stava osservandomi con aria di commiserazione. Per distoglierle il pensiero e farle continuare il pranzo avrei voluto improvvisare qualche barzelletta; eh… vuol vedere che balzo di letto - le dissi ridendo - e sentendomi all'istante mossa a fare l'atto balzai davvero. La povera vecchietta supplicava di non mettermi in pericolo. Io invece mi vestii e girai per la camera, non credendo a me stessa per la meraviglia, mentre anche la compagna mi guardava con aria incredula e mi faceva girare in su e in giù, piegarmi, drizzarmi, tanto per assicurarsi che non era uno scherzo imprudente, né una illusione. La grazia era ottenuta e, mentre scoccavano le 12.00, io ero fuori nel corridoio a provare le mie forze. Quell'istante fortunato non lo dimenticherò più. Il V.to Padre Fondatore mi è stato davvero Padre compassionevole e caritatevole: mi ha portato via tutto il male lasciandomi libera di cantare la bontà del Signore!…". Dopo la guarigione avvenuta il 6 gennaio 1927, definita dal medico curante, Dr. Bono, "del tutto istantanea" e "completamente fuori dell'andamento naturale osservabile in queste forme", Suor Lodovica Noè visse ancora circa 31 anni, spegnendosi a Pralungo (BI) il 4 dicembre 1957, all'età di 78 anni.
Le notizie, attinte dai documenti della Congregazione, parlano di lei come di una persona fisicamente efficiente, che per diciassette anni consecutivi (1933-1950) riveste il ruolo di responsabile di Comunità e svolge regolare attività didattica nella Scuola Materna e di Lavoro, sempre a contatto con bimbi e ragazze. In detto periodo non fu esente da qualche problema di salute, dovuti però a normali influenze, mai legati alla precedente malattia. Nel 1950 sr. Lodovica viene trasferita a Borgomanero (NO) in qualità di vice-superiora, per poi riprendere nuovamente, l'anno successivo, l'incarico di Superiora in altre Case della Congregazione. Sofferente di disturbi circolatori, trascorre gli ultimi due anni di vita nella Casa Madre di Borgomanero.
Nel novembre 1957 sr. Lodovica si reca nella comunità di Prolungo (BI), dove vive sua sorella, sr. Laurentina, per trascorrervi qualche giorno di vacanza. Proprio qui viene colpita da emorragia celebrale, spirando il 4 dicembre, a trent'anni e undici mesi dalla presunta guarigione.

4. Profilo Storico della Causa

Il Padre Generale dell'Istituto della Carità (Rosminiani) in data 5 giugno 1990 invia alla S. Congregazione per la Dottrina della Fede la documentazione relativa ai "Nuovi Elementi di valutazione atti a precisare l'esatta posizione di A. Rosmini in rapporto alle 40 Proposizioni condannate nel Decreto Post obitum".
Nel successivo mese di agosto viene nominato padre Remo Bessero Belti quale esperto dell'Istituto della Carità, in vista dell'istituzione di una Commissione di studio, che avrà il compito di riesaminare la questione rosminiana. Il risultato dell'esame condotto dalla Commissione pontificia dà esito positivo e permette di stilare la Declaratio del 19 febbraio 1994 con il Non obstare al fine di "iniziare la Causa di beatificazione del Servo di Dio Antonio Rosmini, sacerdote Fondatore dell'Istituto della Carità e delle Suore della Provvidenza". Il documento pone in calce che la Congregazione per la Dottrina della Fede dovrà essere interpellata di nuovo circa il giudizio dottrinale definitivo in proposito. Il successivo 28 febbraio il Superiore Generale ne dà comunicazione a mons. Renato Corti, vescovo di Novara, nella cui diocesi si terrà il processo informativo. Il vescovo procede alla nomina dei Censori teologi e della Commissione Storica per la Diocesi di Novara, dove Rosmini è vissuto e morto, e suggerisce una identica Commissione anche per la Diocesi di Trento, dove Rosmini è nato e cresciuto. Del 13 aprile '94 è il Decreto di nomina dei Censori teologi, del 10 giugno il Decreto di nomina della Commissione storica di Novara e dell'8 luglio il Decreto di nomina della Commissione storica di Trento. Il lavoro delle Commissioni e dei Censori si protrae per tre anni. Il 1° luglio 1997 si costituisce il Tribunale diocesano per il processo informativo sulla fama di Santità del Servo di Dio Antonio Rosmini. Il 15 agosto dello stesso anno viene nominato il postulatore dell'Istituto della Carità e Suore della Provvidenza: è padre Claudio Massimiliano Papa religioso rosminiano laureato in Filosofia presso l'università dell'Urbe e in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. Il postulatore nomina suo Vice suor. Carla Cattoretti, religiosa delle Suore della Provvidenza (Rosminiane), laureata in Pedagogia presso l'università dell'Urbe, che lascerà l'incarico nel luglio del 2001 perché eletta Madre Generale.
Il 20 febbraio '98 si conclude il Processo diocesano e subito viene consegnato il Trasunto alla Congregazione delle cause dei Santi. Nove mesi dopo la Congregazione dichiara la validità del processo diocesano (26 novembre 1998). Nel marzo 1999 viene nominato relatore padre Ambrogio Eszer O.P. che subito convoca il postulatore, dandogli indicazioni precise su come condurre lo studio, per comporre la "Positio". Nell'Istruzione rilasciata da Padre Eszer viene indicato che tra i capitoli della bibliografia documentaria, dovranno trovarsi, alla stregua di documento, le Proposizioni Condannate dal Sant'Uffizio, con un'introduzione che provi che le dottrine condannate non sono del Servo di Dio. Tale capitolo dovrà essere anche separatamente presentato alla Congregazione per la dottrina della fede, secondo quanto stabilito dall'Ecc.mo e Rev.mo Arcivescovo Bovone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella lettera del 19 febbraio 1994 inviava a Sua Ecc.za Rev.ma mons. Giovanni Battista Re Sostituto della Segreteria di Stato di Sua Santità.
A tal fine padre Claudio Massimiliano Papa il 2 dicembre 1999 consegna uno studio che prende in esame le vicende storiche e le conclusioni teologiche che portarono al Post obitum. Il lavoro, interamente curato dallo stesso postulatore, tende a dimostrare che "il senso delle Proposizioni condannate non appartiene in realtà all'autentica posizione dell'autore". La Congregazione per le Cause dei Santi, approva lo studio condotto e inoltra la documentazione alla Congregazione per la dottrina della fede. Il 1 luglio 2001 nel 146° anniversario della morte del Servo di Dio Antonio Rosmini, L'Osservatore Romano pubblica la Nota della Congregazione per la Dottrina della fede sul valore dei decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del Rev.do Sacerdote Antonio Rosmini Serbati. Nella Nota, dopo un'indagine storica e un attenta contestualizzazione, si dichiara: "Si possono attualmente considerare ormai superati i motivi di preoccupazione e di difficoltà dottrinali e prudenziali, che hanno determinato la promulgazione del Decreto Post obitum di condanna delle Quaranta Proposizioni tratte dalle opere di Antonio Rosmini. E ciò a motivo del fatto che il senso delle Proposizioni, così inteso e condannato dal medesimo Decreto, non appartiene in realtà all'autentica posizione di Rosmini, ma a possibili conclusioni della lettura delle sue opere".
Il 3 luglio 2001 la Congregazione per le cause dei santi, rilascia al postulatore il NIHIL OBSTARE per l'ulteriore prosieguo della Causa di beatificazione del Servo di Dio Antonio Rosmini. Il 9 novembre 2002 il postulatore generale, padre Claudio Massimiliano Papa, presenta al relatore generale, padre Ambrogio Eszer, il lavoro della Positio. Sono circa 5.000 pagine dove si attesta la santità di vita e le virtù eroiche di A. Rosmini. Il lavoro è consegnato in tipografia per la stampa. Il giorno 28 settembre 2004 si conclude, con esito positivo di tutti voti a favore, la seduta dei Consultaori Storici, Subito viene stampata la Relatio et vota. Il giorno 8 febbraio 2005 si conclude il Congressus peculiaris super virtutibus, con esito positivo e subito è stampata la relativa Relativo et vota. I Padri Cardinali e Vescovi, nella sessione Ordinaria del 6 giugno 2006, riconoscono che il Servo di Dio Antonio Rosmini, ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Promulgazione del decreto della Congregazione delle Cause dei Santi in data 26 giungo 2006, riguardante le virtù eroiche del Venerabile Antonio Rosmini. In data 12 ottobre 2006 la Consulta medica della Congregazione per le Cause dai Santi, si esprime con esito affermativo, circa l'inspiegabilità scientifica dell'evento di guarigione avvenuto a Sr. Ludovica Noè, per intercessione del Servo di Dio il Venerabile Antonio Rosmini Il presunto evento miracoloso è avvenuto il 6 gennaio 1927. In seguito prima della conclusione dell'anno 2006 (19 dicembre), i Consultori della Congregazione per le cause dei Santi si sono unanimemente espressi con voto affermativo, ravvisando nella guarigione in esame un presunto evento miracoloso operato da Dio per intercessione del Servo di Dio il Ven. Antonio Rosmini.

5. Iter della Causa

1 luglio 1997 Apertura del Processo informativo Diocesano
21 marzo 1998 Chiusura del Processo informativo Diocesano
26 marzo 1998 Consegna del Trasunto alla Congregazione per le cause dei Santi
6 giugno 1998 Apertura del Trasunto
8 febbraio 1999 Costituzione commissione di studio
15 gennaio 1999 Decreto di Validità del processo diocesano
3 marzo 1999 Schema per la stesura della Positio
2 dicembre 1999 Consegna del lavoro sul Post obitum curato dal Postulatore
16 dicembre 1999 Il Relatore Generale convoca il Postulatore, approva il lavoro sul Post obitum. Accordi per l'invio del lavoro alla Congregazione per la Dottrina della Fede
20 dicembre 1999 Consegna del lavoro sul Post obitum alla Congregazione per la Dottrina della Fede
1 luglio 2001 Rilascio della: Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sul valore dei decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del Rev.do sacerdote Antonio Rosmini Serbati
3 luglio 2001 Rilascio del NIHIL OBSTARE per la Causa di Beatificazione
1 luglio 2002 Il Relatore approva e firma la Positio
23 gennaio 2003 Conclusione della stampa e consegna alla Congregazione per le cause dei santi della Positio (4.693 pagine)
26 maggio 2004 Consegna del Trasunto super miro alla Congregazione per le cause dei santi
29 maggio 2004 Validità dell'inquisizione diocesana sul processo super miro
28 giugno 2004 Presentazione fattispecie super miro
12 ottobre 2004 Revisa della fattispecie con firma del sotto-segretario
28 ottobre 2004 Relatio et vota del Congresso Storico (con esito positivo)
3 febbraio 2005 Relatio et vota del Congresso teologico super virtutibus (con esito positivo) Ordinaria della Congregazione per le cause dei santi: esito affermativo.
26 giugno 2006 Il Santo Padre Benedetto XVI autorizza la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto di esercizio eroico delle virtù del nostro Padre Fondatore
12 ottobre 2006 La Consulta medica della Congregazione per le Cause dai Santi, si esprime con esito affermativo, circa l'inspiegabilità scientifica dell'evento di guarigione avvenuto a Sr. Ludovica Noè, per intercessione del Servo di Dio il Venerabile Antonio Rosmini Il presunto evento miracoloso è avvenuto il 6 gennaio 1927.
19 dicembre 2006 Al termine del dibattito, i Consultori si sono unanimemente espressi con voto affermativo, ravvisando nella guarigione in esame un presunto evento miracoloso operato da Dio per intercessione del Servo di Dio il Ven. Antonio Rosmini.
1 giugno 2007 Il Santo Padre Benedetto XVI autorizza la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo avvenuto il 6 gennaio 1927.



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